Finalmente il Progetto Speciale 2020 vede la luce!

Il Progetto Speciale che l’Associazione Reggio Parma Festival aveva pensato per il 2020 vede la luce in questo autunno 2021 per protrarsi fino all’inizio del 2022 con l’ultima inaugurazione prevista. L’obiettivo originario del Progetto, che comprende l’installazione di Eva Jospin in occasione del Festival Aperto di Reggio Emilia, il sipario realizzato da Mimmo Paladino per il Teatro Regio e il portale metallico, sempre di Paladino, per il Teatro Due, era di creare legami inediti tra il teatro e l’arte contemporanea e attirare un pubblico nuovo. La pandemia, che ha fermato il nostro Paese e il mondo intero, ha rallentato tutto, ma, come sottolinea Luigi Ferrari, presidente dell’Associazione, “il fatto stesso di riuscire oggi a tagliare un traguardo a lungo agognato regala al nostro progetto un significato nuovo: quello di avvio di un futuro diverso, che non voglia e non possa più prescindere dall’arte e dalla cultura come elementi fondamentali alla vita e alla crescita delle nostre comunità”.

Ad “aprire le danze” è stata Côté cour côté jardin, l’installazione di Eva Jospin realizzata al Teatro Valli di Reggio Emilia e inaugurata l’8 ottobre.  

Partendo dal linguaggio teatrale, in cui, guardando il palcoscenico dalla sala, si definisce “corte” la parte destra e “giardino” la parte sinistra, l’artista ha immaginato una sorta di dispositivo scenico statico che, collocato al centro dello spazio, crea un movimento centripeto e offre diversi punti di vista a seconda di come si sposta il pubblico.

La dicotomia tra destra e sinistra, corte e giardino, theatron e skené, si ritrova nelle due diverse rappresentazioni scenografiche: da un lato la scena di un palazzo colonnato, che ricorda la facciata del teatro stesso, dall’altro una foresta fitta e misteriosa. Due ambienti che permettono diverse possibilità rappresentative. Nel repertorio classico, molte opere si svolgono tra questi due paesaggi: il palazzo, spesso simbolo della città, è il luogo dove l’uomo è padrone del suo destino. La foresta è il luogo oscuro, regno di misteri e insidie, spazio spesso catartico. L’opera della Jospin tiene insieme da un lato la razionalità, nella rappresentazione del palazzo colonnato, dall’altro l’emozionalità, rappresentata da una foresta dove tutto può accadere. Posizionata nella sala ottagonale del Ridotto del Teatro Valli sarà accessibile fino al 14 dicembre 2021 (orari e aperture qui).

È stata poi la volta del Teatro Regio, che il 10 ottobre ha svelato il nuovo sipario di Mimmo Paladino, realizzato dall’artista presso i Laboratori scenotecnici del Teatro Regio di Parma, guidati da Franco Venturi.

“C’è in questo sipario una dedica sotterranea – racconta Paladino – Siamo nella patria di Giuseppe Verdi e la sua musica è stata la fonte ispiratrice, che mi ha fatto pensare a una sorta di sinfonia cromatica di frammenti figurativi. Si tratta di una dedica non esplicita, ma la musica di Verdi è stato il punto di partenza.

Questa esplosione cromatica – continua – vuole essere un segnale di positività. Dopo una tragedia come quella che abbiamo vissuto, c’è voglia di pensare a qualcosa che porti felicità. E forse questa esplosione di colori brillanti è anche il risultato di questo momento storico. Un significato per certi versi inconscio, ma che emerge prepotentemente come la voglia di tornare a frequentare il teatro”. Lo svelamento è stato affidato al progetto del visual artist Paolo Ferrari C999 che ha intessutoun racconto mettendo in connessione l’opera con i linguaggi dei nuovi media.

“Il Teatro Regio di Parma si arricchisce di un nuovo sipario – dichiara Anna Maria Meo, Direttore generale del Teatro Regio – che aggiunge un segno prestigioso al suo primo bicentenario, accostando alle pennellate neoclassiche del sipario storico di Giovan Battista Borghesi, le geometrie e le cromie brillanti di Mimmo Paladino. Storia e Tradizione. Contemporaneità e Futuro. Per rinnovare il memoriale di un rito che ci riporta alle radici del teatro e della musica e che continua a interrogarci e a farci crescere come comunità”.

Teatro e arte contemporanea che si incontrano, finalmente, in questo nuovo inizio. In attesa dell’ultima inaugurazione, quella del portale in metallo del Teatro Due, prevista per il nuovo anno, a concludere un percorso e ad aprirne un altro.

Foto di Roberto Ricci
Foto di Roberto Ricci
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