Mimmo Paladino – I Drammaturghi

Parma, Teatro Due

L’opera di Mimmo Paladino è tanto difficile da classificare, quanto è facile classificarla; tale difficoltà sta nel non riuscire a incasellarla in una direzione univoca, in un solo registro o medium, eppure tanto semplice giacché – per quanto capace di muoversi su un territorio illimitato e non limitabile – è pur sempre l’azione di un pittore, un pittore consapevole del suo ruolo nello sviluppo della lunga storia dell’arte.
Anche nel caso delle vetrate del Teatro Due di Parma, Paladino comprova di essere l’artista che trasforma la “possibilità” in immagine, suggestione, rammemorazione, cortocircuito. Il vetro, che porta con sé la lunga tradizione medievale delle cattedrali insieme all’innovazione novecentesca dei grandi maestri dell’avanguardia (si pensi a Henri Matisse e George Rouault), è il pretesto per ricongiungere il presente al passato, dimostrando che l’arte non ha un tempo o uno spazio, ma tutto accade in un attimo continuo in cui lo spettatore porta l’elemento distintivo, destinale. Allora le figure degli eminenti drammaturghi citati, da quelli dell’antica Grecia o della Puglia, da Londra ai freddi mostri del Nord Europa, sono il pretesto per rappresentare l’uomo, e soprattutto l’uomo nelle sue manifestazioni creative migliori, poiché scandagliano l’animo per far intendere chi siamo, tanto più oggi dove conta il cosa vorremmo sembrare.
E questa sperimentazione è ragguardevole perché avviene nel teatro, che fin dalle riflessioni di Platone potrebbe considerarsi un luogo di sovversione, e che proprio fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo caratterizza lo scandalo come la novità. Due grandi momenti di rivoluzione artistica nascono da altrettanti teatri parigini: l’Opera Garnier – che apre alla rivoluzione del movimento di Edgar Degas, poi il Teatro dei balletti russi che fa esplodere una nuova forma attraverso i bassorilievi di Émile-Antoine Bourdelle dedicati a Vaslav Nijinsky e Isadora Duncan.
Mimmo Paladino, che di teatro se ne intende collaborando spesso con registi e compagnie per accompagnarne le rappresentazioni (l’origine della celebre e fondamentale Montagna del sale deriva da tali interventi), ha però mantenuto una prerogativa importante, ossia di non aver mai teatralizzato l’arte (cosa che ultimamente va abbastanza di moda), di converso si è appropriato del «teatro» alla stregua di uno dei tanti elementi che possono entrare e vivere nelle sue opere, forse quasi cannibalizzandolo.

Sarah Kane, Samuel Beckett, Carlo Goldoni, Eduardo De Filippo, Carmelo Bene, Antonin Artaud, Euripide, Henrik Ibsen… sono volti, maschere, colori, sono tutto quello che ciascuno di noi è o non è, sono la nostra possibilità di essere ogni cosa, ogni altra persona; specialmente, Paladino è fra i pochi autori in grado di annullare gli schemi e le formulazioni preordinate per arrivare all’essenza, per arrivare al fondo della nostra esperienza umana.


Mimmo Paladino (Paduli, 1948) sviluppa la propria riflessione a partire dalla fine degli anni ’60 caratterizzandosi fin dal principio per una ricerca aperta a tutti i linguaggi - inizialmente con particolare attenzione alla fotografia e al disegno, fino all’uso della performance. Alla pittura, all’incisione e alla scultura, Paladino assomma frequenti incursioni in settori artistici differenti dove lavora insieme ai più importanti designer e architetti del tempo, da Ettore Sottsass al Gruppo Memphis a Mario Botta o Renzo Piano. Nel corso della sua carriera sono molti gli interventi che vedono la sua vicinanza ai fotografi, registi, attori, direttori d’orchestra, scrittori e musicisti; alcuni di loro contribuiscono a musicare alcune installazioni o partecipano a progetti che travalicano la disciplina pittorica. Nascono anche commissioni da parte di alcuni dei più importanti enti teatrali, vincendo due Premi Ubu (per l’Edipo re di Sofocle con la regia di Mario Martone e per L'avaro di Molière, regia di Gabriele Lavia) e disegnando i cartelloni di festival, singole opere, stagioni.
La passione per il cinema è sempre stata un elemento ricorrente nella produzione di Paladino. La prima vera prova registica è col film Quijote, presentato alla 63ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (2006). In veste di regista, Paladino guida Alessandro Haber quale protagonista del cortometraggio Labyrinthus (2013), mettendo in scena l’esistenza e il genio del madrigalista Gesualdo da Venosa. Nel 2022 dirige invece La Divina cometa, un film che mette in scena il viaggio dantesco ma ricostruendolo all’interno di un immaginario popolare, dove il presepe ingloba la vicenda di Dante.
Artisticamente, Paladino è una figura cruciale e di cerniera fra lo scorso secolo e quello attuale. Già a partire dagli anni Settanta mette in crisi il sistema artistico d’avanguardia, e apre le possibilità del fare arte a tutte le discipline. Sono gli anni in cui in Europa spira un forte vento di rinnovamento e la pittura italiana ne diviene protagonista con alcuni giovani autori. Nasce nel 1981 la Transavanguardia, che nelle teorizzazioni di Achille Bonito Oliva individua un nuovo spirito del tempo e che lo vede protagonista insieme a Chia, Clemente, Cucchi, De Maria. Negli anni Ottanta, ricevendo vasta attenzione internazionale, presenta i propri lavori in alcuni dei contesti museali più significativi, in rassegne o mostre personali. Nel 1980 alla Biennale di Venezia è presente nella sezione Aperto ’80, e per tutto il decennio espone in paradigmatiche esposizioni internazionali come A New Spirit in Painting, Documenta 7 e Zeitgeist. Nel 1989 ha una sala personale alla Biennale di Venezia (Padiglione Italia), dove tornerà con una stanza nel 2011 e nel 2015.
Nei decenni successivi Paladino continua a sperimentare, cercando un rapporto con lo spazio urbano dall’ampio impatto popolare: nel 1995 la Montagna di sale a piazza Plebiscito diviene il segno della rinascita culturale di Napoli. Le mostre a Pechino, a Forte Belvedere di Firenze, e in altri centri europei e americani, si susseguono a interventi installativi permanenti, come l’Hortus Conclusus di Benevento o la “Montagna blu” dell’acquedotto di Solopaca, oppure eventi temporanei, come l’occupazione di Piazza di Santa Croce a Firenze. L’uscita dell’evento espositivo dalle stanze museali è il concetto che anima le mostre diffuse di Orta San Giulio (2009), Milano (2011), Ravello (2013), Brescia (2017) e Arezzo (2019). Nell’ottica di un dialogo serrato con lo spazio, urbano e architettonico, sono celebri gli interventi che hanno collocato alcune sculture in luoghi significativi, dai muri di cinta, al tetto degli edifici museali, alle piazze.
Mimmo Paladino è Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Accademico onorario della Royal Academy of Arts di Londra, Accademico ordinario dell'Accademia Nazionale di San Luca, Accademico ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon.

Fotografie I Drammaturghi - Mimmo Paladino di A. Morgillo

Fotografie I Drammaturghi - Mimmo Paladino di Reduzzi