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1810

Eurydice

Une expérience du noir

Prima assoluta

musica di Dmitri Kourliandski
su un testo poetico di Nastya Rodionova

Creazione originale (versione francese, su richiesta di T&M-Paris)

regia Antoine Gindt
assistente alla regia Elodie Brémaud
scenografia Elise Capdenat
luci Daniel Levy
costumi Fanny Brouste
accessori Pia de Compiègne
programmazione sistema informatico Oleg Makarov

con
Dominique Mercy (Orfeo)
Anne-Emmanuelle Davy (Euridice)
Bianca Chillemi pianista

Spettacolo in lingua francese (versione stabilita da Antoine Gindt e Elodie Brémaud)

produzione T&M – coproduzione Scène de Recherche ENS Paris-Saclay, Théâtre de Nîmes, Fondazione I Teatri Reggio Emilia / Festival Aperto, Schwetzingen Festspiele – con il sostegno di Fonds de Création Lyrique – si ringrazia Onde Théâtre-Centre d’Art di Vélizy

Di Euridice si sa che fu morsa da un serpente e che Orfeo s’impegnò a salvarla recuperandola dagli inferi. E si conosce il seguito, cioè che, girandosi verso di lei, Orfeo la perdette definitivamente.

«Di Euridice si sa anche che è stata la prima opera della storia che ci sia pervenuta: si tratta dell’Euridice di Jacopo Peri creata nel 1600, dunque di sette anni prima dell’Orfeo di Monteverdi. I compositori si sono serviti di questo mito talmente tante volte nelle loro composizioni che è quasi impossibile tenerne il conto.

Nel suo lavoro per soprano, pianoforte e live electronics, partitura della massima economia di mezzi, Dmitri Kourliandski fa immergere il pubblico nella solitudine di Euridice. Ella è circondata da voci, le cui deformazioni si suppongono provocate dalla distanza che separa la donna dal mondo dei vivi. Il lungo poema di Nastya Rodionova, sul quale è composta la parte vocale divisa in sette arie, è un’intima introspezione, un’immersione entro un ambiente elettronico ossessivo e carico di immagini. Un’esperienza del nero.

Immaginiamo lo spettatore/ascoltatore al centro di queste allucinazioni sonore, di fronte a un rituale in cui corpo e voce di Euridice si cercano, ora dissociati ora riuniti, di fronte alla memoria di Orfeo, che abbiamo affidato al danzatore Dominique Mercy». (Antoine Gindt)

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