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Larsen C

Christos Papadopoulos

Con Elvedon e Opusm il coreografo greco Christos Papadopulos ci ha lasciato entrare nel suo universo minimalista, apparentemente geometrico e ingannevolmente semplice. Apparenza e inganno sono del resto i due cardini intorno ai quali si anima il suo lavoro: un’instancabile esplorazione della ripetizione del movimento e della trasformazione degli stati del corpo capace di generare molteplici livelli di significato ed esperienze percettive indimenticabili.

La metafora iniziale è un iceberg che si scioglie dentro di sé, scomparendo nel suo movimento, all’infinito. Si tratta di una forma che si dissolve o meglio di un corpo che abbraccia i movimenti che stanno affondando al suo interno. L’obiettivo di Papadopoulos è quello di portare avanti un movimento interiorizzato, vicino all’esperienza quotidiana. Tutto è costruito come un’esperienza multistrato, delineando uno stato ineludibile, incantevole, sconcertante o addirittura inquietante per la sua fatalità.

Larsen C è un invito alla meditazione, all’apertura verso associazioni, immagini e memorie in continuo divenire, mentre continua la ricerca di una qualità profonda e naturale, per raggiungere il punto in cui il movimento è perso e ritrovato, si dissolve ed emerge, è privo di significato e al tempo stesso significativo.

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