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0910

Curon / Graun

Storia di un villaggio affogato

VERSIONE INSTALLATIVA  

di OHT | Office for a Human Theatre
musiche Arvo Pärt (Fratres, Cantus in memoriam Benjamin Britten)
regia e allestimento Filippo Andreatta
luci William Trentini / Veronica Varesi Monti
video Armin Ferrari
suono Davide Tomat
responsabile allestimento Viviana Rella
coproduzione OHT, Fondazione Haydn, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia / Festival Aperto

Dal paese affogato, il suono della campana – tipico dello stile tintinnabuli di Pärt – fa emergere le forze invisibili del paesaggio alpino.

Il tema dell’ambiguità uomo/natura è messo in scena attraverso la vicenda del paese altoatesino di Curon / Graun, sommerso dalle acque nel 1950. Nel 1950, la costruzione di una grande diga in val Venosta unificò il lago di Resia e il lago di Mezzo sommergendo 523 ettari di terreno coltivato e 163 case dell’antico centro abitato di Curon. A realizzare il bacino del lago più grande dell’Alto-Adige, lungo 6 km e largo 1 km nel punto di massima larghezza, fu il consorzio Montecatini, vincitore del bando nazionale. La costruzione della diga fu preceduta dalle proteste degli abitanti del luogo e da un clima di tensione fra terroristi locali e il governo italiano, mentre una delegazione sudtirolese si recò addirittura da Papa Pio XII per scongiurare la realizzazione dell’opera.

L’operazione però fu inarrestabile e coinvolse migliaia di operai che scavarono 35 chilometri di tunnel sotterranei utilizzando 1.500.000 quintali di cemento, 10.000 tonnellate di ferro e 800 tonnellate di esplosivo. Per la prima volta in Italia venne usata la nitroglicerina per radere al suolo il centro abitato di Curon e parzialmente quello di Resia, entrambi ricostruiti in posizioni più elevate. A emergere dal lago è il campanile della Chiesa, immobile testimone dell’accaduto.

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